L’Autore M.K. Saphord

M.K. Saphord ha diviso buona parte della propria vita tra Regno Unito, Germania e Italia. Poco interessato alla notorietà, ha sempre contribuito alla costruzione di mondi fantastici lontano dai riflettori.

Per molti anni ha assistito alla crescente uniformità delle storie, nei romanzi come sullo schermo. Narrazioni sempre più prudenti, piatte, prevedibili e incapaci di osare. Alla fine ha deciso di mettersi in gioco in prima persona.

Non lo ha fatto per inseguire la fama o un tornaconto economico, ma perché la storia del Dominatore meritava di essere raccontata. Aveva però bisogno di qualcuno abbastanza folle da aiutarlo a portarla alla luce senza volerla addomesticare. E l’ha trovato.

Il seme più remoto del Ciclo del Dominatore risale all’infanzia e alle letture di Lupo Solitario di Joe Dever. Di fronte al destino dei Kai, chiamati Ramas nell’edizione italiana di allora, M.K. Saphord immaginò per la prima volta una figura estranea a quella storia, abbastanza potente e ostinata da intervenire prima ancora che il massacro si compisse. Non un eroe come il giovane Kai, ma qualcuno più spietato, guidato tuttavia da un proprio codice morale incrollabile. Quella figura non aveva ancora un volto né un nome, ma era già il Dominatore.

Da allora, una domanda non lo ha più abbandonato: cosa accade quando qualcuno capace di piegare mondi decide di ribellarsi a un destino già scritto? Se combatte per il bene dell’umanità, pur ricorrendo a metodi estremi, possiamo ancora chiamarlo eroe? E che cos’è davvero un eroe?

È l’uomo senza macchia che si sacrifica per il bene comune, oppure l’antieroe senza scrupoli disposto a schiacciare il male per imporre il proprio ordine?